venerdì 25 ottobre 2019

NIKON F-4

 NIKON F-4 e F-4S




Otto anni dopo la Nikon F-3, dopo aver sviluppato il sistema autofocus sperimentandolo su numerose fotocamere, e dopo aver messo in produzione una superba famiglia di obiettivi AF-Nikkor intercambiabili, la società Nippon Kogaku si trasforma nella Nikon Corporation a partire dal primo di aprile del 1988, e presenta la sua reflex professionale autofocus e modulare, battezzandola per continuità con la tradizione, Nikon F-4. La Nikon F-4 è la prima reflex modulare equipaggiata con un sistema di messa a fuoco automatico basato ancora sul sensore AM200, già sperimentato su altre Nikon autofocus meno impegnative. La Nikon F-4 permette la scielta fra la messa fuoco C a inseguimento del soggetto con calcolo automatico del punto futuro, la messa a fuoco S con blocco dello scatto fino alla messa a fuoco perfetta, o il più tradizionale sistema di messa a fuoco manuale M assistita dai diodi nel mirino. La Nikon F-4 possiede i mirini intercambiabili e un motore incorporato, che può essere ulteriormente potenziato trasformando la fotocamera nella Nikon F-4S o nella Nikon F-4E. L'esposimetro è incorporato nel corpo macchina e funziona con tutti i mirini, l'otturatore è del tipo a lamelle metalliche con scorrimento verticale, controllo elettronico e velocità tra 30 nsecondi e 1/8000s con sincronizzazione a 1/125s. Grande e massiccia, la Nikon F-4 incorpora 4 motori lineari, uno per l'avanzamento della pellicola, uno per la ricarica dell'otturatore, uno per il riavvolgimento della pellicola e uno per la trasmissione del comando di messa a fuoco degli obiettivi AF-Nikkor. La Nikon F-4 viene rifinita, come tutte le altre reflex contemporanee, esclusivamente in nero, pesa più di 1 Kg con l'alimentatore in dotazione ma ariva fino a 1400g con il battery pack MB-21 ad alte prestazioni. L'esposimetro della Nikon F-4 utilizza fotocellule al silicio e il nuovo sistema di rilevazione multiplo e integrato dalla luce, denominato Matrix, ma permette anche la misurazione con il tradizionale sistema a prevalenza centrale o con il sistema ad angolo ristretto detto Spot. Il campo di lettura si estende da EV0 a EV21 con tutti i sistemi di rilevazione, ad eccezzione del sistema spot che ha un campo di lettura da EV2 a EV21. Con la ghiera di compensazione manuale è possibile la corezzione tra +2 e -2 diaframmi. IL corpo macchina della Nikon F-4 è decisamente massiccio, lungo 17 cm e alto quasi 8cm, ed è organizzato come un ibrido fra una reflex classica e una delle più moderne reflex elettroniche. Sul frontale, oltre ai due pulsanti AE e AFL per il blocco della memoria esposimetrica e al pulsante di blocco simultaneo di entrambe le funzioni, è situato il pulsante per la chiusura manuale del diaframma, coassiale con la leva per il blocco manuale dello specchio. Sulla parte opposta del frontale vi è il seletteore delle funzioni di messa a fuoco, il pulsante di blocco degli obiettivi, e la presa sincro per il cavetto. Sulla parte anteriore della grossa maniglia laterale il pulsante di scatto elettromagnetico e circondato dal selettore delle funzioni del motore che conprende anche l'interruttore generale. In posizione arrettrata il selettore delle funzioni di ripresa con il correttore dell'esposizione. Di fianco il grosso selettore manuale della velocità di otturazione, da 4 sec a 1/8000s oltre alle posizioni B,T e X. Intorno al manettino per il riavvolgimento manuale della pellicola, presente insieme alla possibilità di riavvolgimento motorizzato, vi è il selettore manuale della sensibilità della pellicola, da 6 a 6400 ASA, che viene utilizzato quando non è attivo il sistema automatico con il codice DX per pellicola da 25 a 5000 ASA.


La Nikon F-4S diferisce dalla F-4 soltanto per avere una soletta porta pile maggiorata (6 pile anziché 4) che consente una velocità di raffica pari a 5,7 fotogrammi al secondo (anziché 4 fotogrammi al secondo). La macchina con otturatore in fibra di carbonio, capace di 1/8000 di secondo, mirini intercambiabili, tropicalizzazione del corpo, ha un autofocus veramente veloce e molto efficente anche con poca luce, -1EV. Creata come corpo professionale, e, ahimè, costoso, offre la commutazione tra diversi sistemi di esposizione: Program (normale e veloce), priorità di diaframma, di tempo, manuale; ma sopratutto consente diverse letture esposimetriche: semi-spot, spot, Matrix (lettura a cellule multiple). Affidabile e completta in tutte le funzioni, un vero Carroarmato.


L'MB-21


La Nikon F-4 è una fotocamera professionale complettamente elettronica, quindi una vera divoratrice di pile. A questo scopo, e non solo, Nikon ha progettato il pacco batteria aggiuntivo MB-21, portando la capacità da 4 na 6, pile di tipo AA alcaline. Nell'immagine si vede la Nikon F-4S con i componenti porta pile staccati per una facile sostituzione. Bisogna innoltre tener conto delle basse temperature invernali che causano improvvisi cali di tensione colpevoli di improvvise dèfaillances delle macchine che per il funzionamento dipendono totalmente dall'energia elettrica.




Il frontale con i vari pulsanti e leve per le regolazioni.







La calotta superiore con tutti i comandi a nghiere manuali


La ghiera dei tempi di posa

La ghiera della compensazione dell'esposizione

Particolare del manettino di riavvolgimento della pellicola e la scala di regolazione ASA in manuale


















Articolo tratto da riviste e manuali antichi dell'epoca, fotografie di proprietà del blog.








domenica 20 ottobre 2019

NIKON F-80




Si tratta dell'erede della Nikon F-70 ed è integrata con la linea e l'ergonomia della F-5 e F-100 con le doppie ghiere per pollice ed indice sulla destra, una pratica ghiera per selezionare in un attimo le funzioni principali sulla sinistra, il velocissimo autofocus a cinque punti, con sensore Multi-CAM 9000 e joistick di comando posteriore e l'esposimetro matrix 3D a dieci settori con trenamila situaszioni fotografiche in memoria. Rispetto alla F-100, cui somiglia parecchio nell'aspetto esteriore (escludendo la versione argento), non offre il telaio in magnesio e la tropicalizzazione, innoltre, il motore scatta a raffiche da 2,5 fotogrammi al secondo e l'otturatore offre tempi da 30 secondi a 1/4000 di secondo, con sincro-flash di 1/125 di secondo. La F-80 è dotata di flash incorporato, con numero guida di 12 a 100 ISO ed è disponibile in tre versioni: QD con dorso datario e QD-S con dorso datario che imprime la data tra un fotogramma e l'altro. Spariti i programmi pre-impostati della F-70, soluzione che rivolge la F-80 verso un pubblico esperto. A questo punto la gamma Nikon autofocus è quasi complettamente rinnovata; Vedremo in futuro cosa succedera alla F-90X, macchina eccellente di prezzo e caratteristiche intermedie tra F-80 e F-100.





VERSIONE STANDARD






VERSIONE DORSO DATA


giovedì 17 ottobre 2019

LA PICCOLA REGINA NIKON F-100

Non "brucia" pellicola a raffiche da 8 fotogrammi al secondo, non consente di intercambiare i mirini, non vede a colori come la F-5. Ma la nuova Nikon F-100 potrebbe rappresentare, per impostazione e completezza delle funzioni, una valida ed "economica" alternativa all'atuale ammiraglia della casa Giapponese.



La Nikon F-100 va a sostituire la pur valida Nikon F-90X creando un nuovo settore di mercato e offrendo una possibilità di scelta in più a chi ha bisogno di una reflex dalle caratteristiche spiccatamente professionali.
Lo slittamento verso l'alto delle posizioni, da un lato rende più variegata l'offerta e più accessibili fotocamere dalle caratteristiche fin ora esclusive delle ammiraglie.
Dall'altro, però, nell'attesa dell'assestamento delle posizioni nelle fasce basse con nuovi aparecchi meno completi, ma più economici, l'innalzamento dei gradini più alti rende le nuove reflex difficilmente avvicinabili dalla maggior parte dei fotografi. La F-100, infatti, al pari della rivale eos3, avrà un prezzo di poco inferiore ai tre milioni di lire per il solo corpo.



REFLEX AD ALTA DENSITA


In occasione del contatto con la nuova F-100, la sensazione immediata è quella di avere a che fare con una macchina robusta, pesante quanto basta, concentrata. E, in effetti, un concentrato di tecnologia lo è davvero. Attendendo con impazienza qualche esemplare definitivo per "torchiarlo" sul campo (i primi mostrati alla stampa erano dei prototipi), diamo un occhiata alle carateristiche tecniche della nuova Nikon, cominciando dalla struttura. Il frontale, la calotta superiore e il fondello del corpo macchina sono realizzati in lega di magnesio; la fotocamera è poi protetta nei punti di maggior usura e in corispondenza
dell'impugnatura con un rivestimento in gomma anti scivolo. E per confermare la vocazione professionale, Nikon garantisce la tropicalizzazione della sua reflex, la resistenza, cioè, a polvere e umidità.
La disposizione dei comandi e alcuni particolari estetici ricalcano abastanza fedelmente quelli della F-5: il pulsante di scatto coronato dall'interruttore generale, quello per la scelta dei modi di esposizione, per la conpensazione dell'esposizione, il selettore dei modi di lettura esposimetrica e quello per la cadenza di avanzamento del film, occupano sulla calotta le stesse posizioni rispetto all'amiraglia F-5. Le analogie prosseguono per la presenza della seconda ghiera a portata di pollice per la regolazione dei diaframmi (o per la compensazione dell'esposizione), del selettore dell'area AF attiva e, sempre sul dorso, del pulsante di blocco esposizione-AF e dell'avvio autofocus separato dal pulsante di scatto.
Completano, sul retro della reflex, due pulsanti, per l'impostazione delle funzioni personalizzate (ben 22) e per il blocco del diaframma e del tempo contro spostamenti accidentali.
A sinistra della calotta troviamo una torretta che, oltre al già citato selettore della cadenza di avanzamento, ospita i pulsanti ISO, per la sensibilità della pellicola, BKT per impostare il bracketing e un terzo per regolare le funzioni flash. L'ergonomia della macchina è ben studiata, con l'impugnatura massiccia che consente un buon appiglio alle dita. Tra gli accessori presentati insieme alla F-100 c'è il battery pack impugnatura multi power high speed MB-15 che ha una triplice funzione: consente innanzitutto una presa molto più comoda per le riprese verticali anche per la riproposizione del pulsante di scatto e delle varie ghiere di regolazione; da accesso a vari tipi di alimentazione (sei stilo AA o un accumulatore ricaricabile al NiMh) e, proprio grazie all'aumento del voltaggio rispetto a quello fornito dalle quattro pile stilo standard, consente di incrementare le prestazioni del sistema di avvanzamento del film e del sistema AF.

LA TECNICA


Già, le prestazioni: i tecnici Nikon hanno travasato nella F-100 lo stesso sensore autofocus Multi-CAM 1300 impiegato sulla F-5.
Sulla nuova reflex, però la cadenza di scatto sostenibile continuando a tenere a fuoco un soggetto in movimento è "limitata" a 4,5 fotogrammi al secondo contro (gli otto della F-5); e questa velocità di raffica coincide con la cadenza massima ottenibile dal motore di avanzamento della pellicola a dimostrazione della bontà del sensore AF. Con l'impugnatura, come detto, le prestazioni aumentano anche se non in maniera considerevole: si passa da 4,5 a 5 scatti al secondo, sempre in focus tracking; insomma, l'MB-15 migliora sopratutto l'ergonomia e l'autonomia dell'alimentazione.
Il sistema AF opera su 5 zone disposte a croce; sono selezionabili manualmente attraverso il selettore sul dorso, ma è possibile lasciar fare alla macchina che, in servo AF, sceglie dinamicamente il sensore corispondente al soggetto anche se questo si sposta all'interno dell'inquadratura. La F-100 dispone di un otturatore elettronico con tempi da 30 a 1/8000 di sec e sincro-X a 1/250 di sec; espone in modo programmato flessibile, automaticamente a priorità dei tempi o dei diaframmi e in manuale.
Il sensore matrix adibito al controllo dell'esposizione è invece complettamente nuovo: costituito da 10 settori, opera in combinazione con il sensore AF e, grazie a 30.000 situazioni reali pre impostate in fabbrica, dovrebbe assicurare un controllo più accurato dell'esposizione. Oltre al Matrix 3D, la F-100 consente anche la lettura spot e semi spot. Apprezzabile il bracketing disponibile senza ricorrere a costosi dorsi datari e impostabile su due o tre fotogrammi con valori di esposizione scalabili. Nikon risponde, per quanto riguarda la lettura flash TTL, il sensore multiplo a 5 settori che dosa la quantità di luce in base a una serie di lampi di monitoraggio precedenti lo scatto vero e proprio e, come quello per luce continua, opera in sinergia con il sistema AF. Le altre funzioni legate all'uso del lampeggiatore prevedono la possibilità di sincronizzare con i tempi lenti o sulla seconda tendina, di ridurre l'effetto occhi rossi e di pilotare in TTL a distanza anche senza cavi uno o più lampeggiatori.




A CHI SARA DESTINATA?

Anche solo da questa sintetica panoramica sulle caratteristiche della F-100 ci rendiamo conto che la nuova macchina ha i numeri per soddisfare anche i palati più esigenti. Le prestazioni offerte, se escludiamo l'intercambiabilità dei mirini, il sollevamento manuale dello specchio, la cadenza di scatto massima, il sensore esposimetrico e alcuni altri particolari di maggiore o minore importanza, sono paragonabili a quelle della ben più costosa F-5. Ma sono altrettanto evidenti i nuovi traguardi raggiunti che la distinguono dalla F-90X: il sensore AF Multi-CAM 1300, la costruzione tropicalizzata, la disposizione dei comandi più razionale e completa segnano un deciso passo in avanti rispetto alla vecchia Nikon.


La Nikon F-100 in vendita dalla fine di Gennaio 1999 a poco meno di 3 milioni di Lire, con il nuovo zoom 28-105 f/3,5-4,5. (Nell'immagine non è il nuovo zoo Nikon, ovviamente).

Un particolare della calotta dalla finitura ruvida con il display e il selettore del modo di lettura esposimetrica sul pentaprisma. IL pulsante di scatto coronato dall'interruttore generale, quello per la scelta dei modi di esposizione, quello per la compensazione dell'esposizione, il selettore dei modi di lettura esposimetrica sul pentaprisma, occupano sulla calotta  le stesse posizioni rispetto all'amiraglia F-5.



Il selettore del sensore dell'autofocus a cinque zone selezionabili dal dorso



CON IL BATTERY PACK MB-15



Ne guadagna sicuramente l'ergonomia e l'autonomia, anche perché come raffica si va da 4,5 fotogrammi al secondo a 5.

Occorrono 6 batterie di tipo AA da 1,5V alcaline, oppure ricaricabili sempre dello stesso tipo da 1,2V























L'articolo è tratto da rivista originale dell'epoca. Per quanto riguarda le immagini sono di proprietà del blogger per tanto è vietato l'uso senza autorizzazione.












lunedì 13 maggio 2019

NIKON F90X

LA NIKON CON L'AUTOFOCUS PIU' VELOCE, PER FOTOGRAFI ESIGENTI



Per i progettisti, l'impegno a costruire una reflex autofocus moderna sembra paragonabile a quello necessario a mettere a punto un auto di formula 1:non c'è limite al meglio e occorre non stanacrsi mai di cercare soluzioni tecnologicamente via via più raffinate. Gli utenti sono incontentabili!
Molta acqua è passata sotto i ponti dalla prima reflex considerabile davvero autofocus di massa la Minolta 7000. E ancora di più da quell'ottobre 1981 quando vide la luce la prima Pentax ME-F con sensore AF nel corpon macchina e motorino installato in un apposito obiettivo zoom. Certamente in tutti questi anni e con un susseguirsi di modelli, l'AF ha compiuto passi considerevoli. Si è perfezzionato molto in velocità di risposta elettronica e di trasmissione meccanica del movimento. Si è dotato di un dispositivo di calcolo per il punto futuro.
La cosra però prossegue. Così, eccoci qui ancora una volta a prendere atto della nascita di una reflex Nikon che, aggiungendo la lettera "X" alla sigla F-90, segnala di appartenere alla stessa stirpe della precedente F-90 ma sottolinea di possedere qualcosa di più. Qualche miglioramento nell'autofocus, appunto. E' abitudine dei costruttori giapponesi, quando intervengono su una fotocamera per allungare la vita commerciale di un detterminato modello, mantenere invariata la sigla ed aggiungere le lettere "S" oppure "X": vuol dier che è stata agiunta qualche nuova funzione, oppure che è stata aggiornata la tecnologia di base dell'apparecchio.
Nikon negli ultimi tempi assillata da qualche vivace protesta di professionisti specializzati in riprese sportive, incontentabili di desiderare la massima prontezza dell'autofocus, ha risposto con la F-90X. Non ha voluto tradire un'idea originaria di progetto, di norma il motore deve essere uno soltanto, collocato nella macchina non nell'ottica. Solo in casi estremi, per potenti supertele, la casa giaponese ha ammesso l'eccezzione di obiettivi motorizzati (ottiche serie AF-I).
Osserviamo allora: per essere veloci a focheggiare occorre un motore potente ma capace di partire ed anche di arrestarsi con assoluta immediatezza. Ecco così giustificato il nuovo speciale motorino CORELLES adottato sulla F-90X, simile a quello usato per i lettori dei floppy disc dei computer.
Ma c'è dell'altro: per guadagnare velocita nella risposta operativa dell'AF, sul campo, per la F-90X è stato rivisitato il sistema di sollevamento dello specchio reflex (meccanico, ora con molle più energiche): è stato raddoppiato il tempo di clock del microprocessore interno alla macchina; è stato anche, assicura Nikon, riprogettato l'algoritmo matematico che sovraintende alle funzioni elettroniche dell'aparecchio.



QUANTO DEVE ESSERE VELOCE L'AF?


Utilizzando la F-90X abbiamo riscontrato una eccellente velocità di risposta AF, molto gradita, addoperando il supertele 300mm f/2.8 versione D.
Con risultati, sul campo, analoghi a quelli riscontrati impugnando l'ottimo Canon 300mm f/2.8 su EOS-1. In entrambi i casi si tratta dunque di soluzioni al top, per fotografi sportivi o per naturalisti.
E' invece oggettivamente più difficile, naturalmente, apprezzare un forte incremento di velocità AF con ottiche di focale media (Nikon segnala un accelerazione dell'AF superiore del 25% rispetto alla precedente F-90 ma su di una "corsa corta" la differenza è più difficile da percepire. Dove la F-90X si fa davvero apprezzare, con un sensibile miglioramento, è nella cosidetta velocita di raffica con mantenimento della messa a fuoco AF. E' un aspetto si dice che Nikon è orgogliosa.
Giustamente: poter sgranare una serie di fotogrammi a 4,1 foto/s, in AF, è una prestazione notevole.
Il risultato è la conseguenza dell'aver migliorato i tempi di sollevamento dello specchio reflex. E' essenzialmente il frutto, cioè, di un aprezzabile intervento sulla meccanica della macchina.
Quanto agli aspetti eletronici del sistemaAF, constatiamo che è stato conservato il sensore CAM 246 già presente sulla F-90 e che è possibile una lettura con zona AF allargata oppure spot. Il sensore è sagomato a croce. E' sostanzialmente, ancora il sensore della F-90. Osserviamo a questo punto che quello della recente F-70, per qualche verso interpretata come sorellina minore, è viceversa più recente e più avanzato: 274 pixel.

IL FLASH



La Nikon F-90X non ha un flash eletronico incorporato e in questo si differenzia significativamente dalla F-70. In contemporanea con la presentazione della macchina è stato presentato anche un nuovo flash il Nikon SB-26, il lampeggiatore attualmente da considerare il modello di punta di casa Nikon.
E' caratterizzato da una completezza di funzioni stupefacente: oltre al funzionamento con lettura TTL-flash consente, con diffusore apposito, una copertura allargata fino a coprire l'inquadratura di un obiettivo da 18mm, permette lo slow-sync (sincro su tempi lenti) e la sincronizzazione sulla seconda tendina, il funzionamento stroboscopico programmabile, una speciale sincronizzazione FP con tempi di otturazione rapidi (il flash emette numerosissimi micro-lampi per simulare una lunga durata di erogazione). E' per di più sincronizabile, senza cavi, con altri lampeggiatori similari e sempre con mantenimento della funzione TTL-flash. La potenza è tale da consentire un numero guida 45.Qualcosa di più però, c'è:il flash SB-26 dispone anche di un tastino di commutazione insolito, sul frontale: consente di impostare un lieve ritardo di scatto nell'impulso di luce modulata che telecomanda i flash ausiliari (comandati senza cavi). A che serve? Semplice: è stato adottato per consentire al sistema TTL-flash della fotocamera di misurare e dosare ma, si noti, su comando esplicito del fotografo, la sola esposizione del flash principale installato sulla macchina senza tener conto del contributo degli altri flash intesi come luci di effetto. Non attivando il comutattore di ritardo, la F-90X consente invece un controllo ed un dosaggio globale, sempre in misurazione TTL-flash, di tutti i lampeggiatori attivati. 






LA MACCHINA IN DETTAGLIO


Ps: pulsante vari program; accanto c'è il tasto verde reset sulle funzioni base. Il simbolo del lampo indica il tasto che consente di impostare anche le sincronizzazioni Slow-Sync Rear.

Sotto all'interruttore generale c'è il pulsante scelta area AF. A lato, quello +/- di compensazione esposizione e quello di riavvolgimento.

Invariato il famoso innesto ottiche Nikon. Tappi di plastica coprono la presa PC (flash) e quella per collegarsi alla agenda elettronica. In basso, pulsante di sblocco ottiche e selettore modo AF.

L'impugnatuara di generose dimensioni ospita le batterie. Il bocchettone di innesto ottiche è di acciaio inossidabile; secondo la migliore tradizione della casa. Le notevoli dimensioni del pentaprisma non nascondono il flash (assente) ma sono detterminate dal progetto ottico, per un occulare a proiezzione molto arretrata, adatto anche a chi porta gli occhiali.

La F-90X a dorso aperto. Si vedono i contatti per il dorso datario.

Il dorso multifunzione MF-26, ampiamente programmabile. Applicato alla base della fotocamera si nota l'impugnatura MB-10 che consente: oltre che a ricevere le batterie di tipo AA oppure al litio, possiede anche un pulsante ausiliario per lo scatto in verticale.










L'articolo è tratto da una vecchia rivista dell'epoca dell'uscita della F-90X anno 1995
Le immagini sono di prprieta dell'autore e ne è vietato l'uso.

domenica 12 maggio 2019

LA MACRO FOTOGRAFIA


Il termine macrofotografia definisce l'insieme di procedimenti che consentono di ottenere immagini ingrandite di oggetti molto piccoli.
Queste tecniche, applicate nel setore naturalistico permettono di osservare e riprendere la natura nei suoi aspetti più intimi.
Per fotografare nel campo dell'ultra piccolo bisogna affrontare un gran numero di problematiche, come l'esposizione con il flash a breve distanza.
L'abilità e la disinvoltura nel compiere queste operazioni che all'inizio sembrano difficili, si sviluppa solo con la pratica e con qualche rullo sprecato; la microfotografia infatti è un settore molto uttile dal punto di vista didattico oltre che appassionante.






Alcune delle combinazioni possibili con il sistema macro Nikon



Obiettivo 20mm rovesciato e flash anulare



Con soffietto e 50mm


Con soffietto e 50mm rovesciato

Con 50mm e tubi di prolunga serie K





IL RAPPORTO DI RIPRODUZIONE (RR)

Per fare della macro di buon livello occorre un certo numero di accessori e una discreta padronanza della tecnica fotografica.
Prima di adentrarsi nella descrizione delle attrezzature bisogna definire un concetto fondamentale e cioè il raporto di riproduzione (RR).
Viene così chiamato il raporto matematico tra le dimensioni reali del soggetto e quelle della sua immagine sul piano pellicola.
Un rapporto di riproduzione di 1:1 (soggetto e immagine hanno la stessa grandezza), rappresenta già un ingrandimento considerevole.
Quando si stamperà o si proietterà l'immagine del soggetto questo sarà molto più grande che nella realtà.
Il rapporto di riproduzione dipende dalla focale dell'obiettivo e dalla distanza di messa a fuoco.
Per mettere a fuoco un soggetto vicino, come sappiamo, il gruppo ottico si deve allontanare dal piano della pellicola.
La minima distanza di messa a fuoco, è di circa 45cm dalla lente frontale.
Per ottenere ingrandimenti maggiori bisogna separare l'obiettivo dal corpo macchina utilizzando appositi accessori.


L'ANELLO DI INVERSIONE

ANELLO DI INVERSIONE NIKON BR2A

Con l'aumento dell'ingrandimento, non lo dimentichiamo, diminuisce anche la minima distanza di messa a fuoco: un grand'angolo montato su un soffietto esteso, il soggetto diventa nitido a pochi millimetri dalla lente frontale.
In queste condizioni illuminarlo bene diventa problematico ed è facile urtarlo durante l'operazione di messa a fuoco.
Per risolvere il problema, si puo ricorrere ad un anello di inversione, un accessorio semplice ma di grande utilità.
In macrofotografia è usato per risolvere alcuni problemi delle riprese fortemente ingrandite, come l'eccessiva vicinanza del soggetto alla lente frontale dell'obiettivo.
Questo accessorio serve per montare l'ottica in posizione capovolta cioè con la lente posteriore rivolta verso il soggetto; in queste condizioni, a parità di ingrandimento, aumenta la minima distanza di messa a fuoco.
L'invertitore è composto da un innesto maschio per fotocamera accoppiato ad un anello filettato.
La parte a vite si fissa sull'attacco filtri dell'obiettivo, l'altra su un tubo di prolunga o direttamente alla fotocamera.
Con l'obiettivo capovolto il problema maggiore consiste nella perdita dell'automatismo del diaframma; in questa posizione infatti viene a mancare il collegamento tra la fotocamera e la levetta che comanda l'apertura.
A questa operazione si dovrà provvedere manualmente un attimo prima dello scatto.



I TUBI DI PROLUNGA


Tubi di estensione k1-k2-k3-k4-k5

Tubo adattatore BR-3


Tubo adattatore E2

Tubo di estensione PK13


I tubi di prolunga (o anelli di estensione) sono semplici anelli metallici concepiti per essere interposti fra la fotocamera e l'obiettivo.

Servono per distanziare l'ottica dal piano pellicola, ovvero ad aumentare il tiraggio, così da ridurre la minima distanza di messa a fuoco dell'obiettivo e al tempo stesso aumentare il rapporto di riproduzione; per contro l'aumento del tiraggio rtende impossibile la messa a fuoco di un soggetto posto all'infinito.

In teoria per ottenere una foto ingrandita si potrebbe interporre tra la reflex e l'ottica un qualsiasi tubo, anche di cartone,  annerito all'interno per evitare riflessioni e conseguenti cadute di nitidezza.

In pratica, per problemi connessi alla stabilità degli innesti con il bocchettone porta ottiche della fotocamera e quello con l'obiettivo ( oltre all'impossibilità di trasmettere l'automatismo del diaframma al momento dello scatto), è preferibile orientarsi sui numerosi modelli industriali in metallo.


LE LENTI ADIZIONALI





Nikon close-up da N°0=0,7x da N°1=1,5x da N°2=3x sono indicate per obiettivi Micro di diametro filtri 52mm

La lente adizionale è semplice da usare: si avvita in un attimo davanti all'obiettivo, sulla filettatura per i filtri, e ne riduce la distanza di messa a fuoco in misura tanto maggiore quanto più è elevato il suo potere districo.
Naturalmente si viene a perdere la messa a fuoco sull'infinito.
Le più diffuse e consigliabili sono quelle con potere diotrico che va da +1 a +3.
Usando più lenti insieme, il loro potere diotrico si somma.
E allora, le lenti addizionali sono una mano santa per la macro e le riproduzioni? 
Non propriamente: per aplicazioni così specifiche, in particolare nel caso si desideri raggiungere rapporti di ingrandimento elevati, possono non portare a risultati del tutto soddisfacenti.
Le lenti close-up sono afflitte da difetti di aberrazione ( sferica e cromatica ), che si fanno via via più rilevanti con l'aumentare del potere diottrico.
Oltre a ciò, la lente costituisce pur sempre una superficie aria-vetro in più che i raggi di luce debbono attraversare.
Tutti questi fattori hanno influenza  sulle immagini, che ne risentiranno sotto forma di perdita di nitidezza, specie hai bordi del fotogramma, nonché di una generale diminuzione del contrasto.
Tali considerazioni, senza nulla togliere alla validità di questi accessori, ne rendono comunque sconsigliabile un uso esasperato, nonché l'abbinamento con ottiche zoom ( soprattutto quelli che portano da una focale grandangolare), che avendo di per sé schemi ottici abbastanza critici, soffriranno più delle focali fisse la presenza di un "vetro" aggiunto.
Nessun problema invece con l'esposizione: al contrario di quanto si verifica adoperando accessori come tubi di prolunga o soffietti, le addizionali non modificano la quantità di luce che raggiunge la pellicola.



IL SOFFIETTO





Un soffietto va considerato come un tubo di prolunga la cui misura può essere regolata in modo continuo e, intuibilmente, all'interno di un valore minimo ed uno massimo.
Il soffietto si monta direttamente sul bocchettone portaottiche della fotocamera, tramite un attacco identico a quello degli obiettivi.
Dal lato opposto dell'accessorio si trova invece l'innesto femmina, destinato ad ospitare l'obiettivo di ripresa.
La variazione dell'allungamento avviene grazie ad una slitta lungo la quale le piastre porta-innesto possono scorrere, aumentando o riducendo la distanza che separa l'ottica dal corpo macchina.
Con l'ottica montata su soffietto, la messa a fuoco dell'immagine può essere effettuata entro certi limiti agendo direttamente su l'obiettivo, o, se si fotografa con forti ingrandimenti, intervenendo sulla variazione dell'allungamento; in realtà però, in quest'ultimo caso, si varia anche il rapporto di riproduzione (RR).
Per tale ragione esistono soffietti dotati di doppia slitta: mediante la principale si regola l'allungamento, e quindi il rappoeto d'ingrandimento, sul valore desiderato; si ricorre poi alla slitta secondaria, lungo la quale si muove solidale l'intero sistema fotocamera- soffietto, per mettere a fuoco l'immagine.


Cala la luce...


Dato che la luminosità di un obiettivo dipende dal rapporto fra diametro del diaframma e distanza focale, è evidente che se aumenta il valore di tale distanza, la luminosita diminuisce.
La conseguenza è che quandosi madopera un'ottica su soffietto i valori di apertura riportati sulla ghiera dei diaframmi non fanno più fede, e di conseguenza l'esposizione va compensata.
In linea di massima si deve tener presente che quando si arriva al rapporto di riproduzione 1:1 si perdono un paio di diaframmi di luminosità.
Con il soffietto si conserva la lettura TTL dell'esposizione, e questo è un bel vantaggio.
Nella maggior parte dei casi viene conservata anche la trasmissione automatica del diaframma, e dunque la misurazione della luce a tutta apertura, tramite un rinvio del meccanismo del simulatore.
Ma anche se si perde l'automatismo del diaframma - cosa che avviene, ad esempio, se si monta l'ottica rovesciata tramite un anello di inversione, per aumentare il potere di ingrandimento - resta sempre la possibilità di operare in stop-down; sempre che l'esposimetro reagisca ai bassi livelli di illuminazione che si raggiungono con questa procedura.....
Ma proprio a causa della forte perdita di luminosità che si verifica quando si conseguono forti ingrandimenti (maggiori di 1:1), fotografando con il soffietto si adopera spessissimo il flash, per cui per il calcolo dell'esposizione ci si affida più al numero guida del flash (oppure all'automatismo TTL della fotocamera) che all'esposimetro incorporato.



Gli articoli sono tratti da riviste originali dell'epoca
Le fotografie sono di proprietà dell'autore del blog

sabato 11 maggio 2019

NIKON F-801s

NKON F-801S e NKON F801 
Quale differenza?

Le due macchine a confronto.


LETTURA SPOT

Con l'uscita della F801s cogliamo l'occasione per descrivere, in pratica, il funzionamento delle due modifiche apportate al vecchio modello F801.
Esteticamente le due macchine non presentano alcuna differenza e sono identiche anche nelle caratteristiche tecniche.
L'unica differenza è costituita da due nuove funzioni, segnalate nei due display della F801s: la possibilita della lettura SPOT del'esposimetro ed il cosiddetto Focus Tracking grazie al quale sono assicurate immagini perfettamente a fuoco anche per soggetti in rapido movimento.
Ma che cos'è in due parole questa funzione? Si dice lettura SPOT quella in cui l'esposimetro analizza la luce solo in una picolissima area centrale del campo inquadrato. Le luci presenti nelle altre zone del fotogramma non vengono considerate, poiche potrebbero falsare la misurazione.
 Lo SPOT può essere usato sia per fotografare "al volo" con il soggetto al centro del fotogramma, che componendo l'immagine in maniera diversa.
In questo caso la prima operazione consiste nell'inquadrare il soggetto al centro del mirino, bloccare poi la misurazione con il pulsante AE-LOCK, ricomporre l'immagine ed infine scattare.
Se non possedete una fotocamera dotata di SPOT comunque, niente paura.
Questa funzione oltre a non essere una novità, non è l'unico rimedio per realizzare fotografie in condizioni di liuce difficile.


FOCUS TRACKING

Questo particolare tipo di autofocus, è studiato per riprendere soggetti in rapido movimento, e si dice utile nella fotografia sportiva e d'azione.
Fotografare, ad esempio, un'automobile che si sposta velocemente nella nostra direzione, potrebbe essere un'impresa difficile anche per il più veloce degli autofocus e dopo lo sviluppo della pellicola potremo trovarci di fronte a delle immagini sfocate.
Il ritardo tra l'operazione di messa a fuoco e l'appertura dell'otturatore, potrebbe essere la causa di questo inconveniente.
Infatti se durante questo lasso di tempo in cui lo specchio si alza e l'otturatore si apre, il soggetto si è spostato avvicinandosi ulteriormente a noi, la fotografia risulterà sfocata.
Per aggirare l'ostacolo, il sistema (FT) calcola la velocità del soggetto e posiziona la messa a fuoco nel punto dove esso si troverà nell'effettivo istante dello scatto.
Questo sistema può essere utile in alcuni casi, specie nelle situazione dove il controllo del fuoco in manuale sarebbe comunque un'operazione troppo lenta.

I due corpi macchina esteticamente sono identici.

L'unica differenza esterna tra la Nikon F801 e la F801s è nel display nel quale è stato aggiunto il segnale SPOT.

























Fotografie di proprietà dell'autore, vietato l'uso e la divulgazione senza autorizzazione.
L'articolo è stato tratto da rivista di fotografia dell'epoca quando fu presentata la nuova macchina.

venerdì 6 aprile 2018

NIKON EM




La Nikon EM è una reflex dalle dimensioni molto contenute, nera, in grado di esporre automaticamente con il sistema a priorità dei diaframmi, che ha rappresentato una evoluzione in casa Nikon, pur senza essere dotata di caratteristiche speciali, questa fotocamera presentata nel 1979, costituisce un netto cambiamento con quello che è stata per tanti anni la linea di azzione della Nippon Cogaku, secondo la quale veniva privilegiata la versatilità e qualità degli apparecchi a scapito del prezzo d'acquisto piuttosto elevato. La Nikon EM è infatti una fotocamera economica, destinata più al fotoamatore che non vuole crearsi problemi con l'esposimetro, piuttosto che al professionista, per il quale l'impossibilità di poter intervenir manualmente sui tempi di posa costituisce quasi sempre una limitazione.

Anche la forma è cambiata per creare una linea diversa dalla tradizionale è stato interpellato uno stilista Italiano, Giorgetto Giuggiaro, noto soprattutto nel settore automobilistico per aver realizzato diverse automobili e ha disegnato anche la Nikon F3. La forma della EM è abbastanza arrottondata, con il pentaprisma che sporge in maniera considerevole, e con una disposizione dei comnadi tradizionale. Da un lato del pentaprisma si trova la leva di carica snodata e dalla forma insolita e, coassialmente il pulsante di scatto con il selettore per impostare le funzioni dell'aparecchio su AUTO per esporre in automatismo, M90 per impostare il tempo meccanico di 1/90 di sec. e su B, con il quale si possono fare le esposizioni con tempi di posa molto lunghi; ai lati di questo gruppo si trovano il contafotogrammi e il pulsante con relativo LED per il controllo dello stato di carica delle pile.
Dall'altro lato del pentaprisma vi sono invece il manettino per il riavvolgimento della pellicola, e coassialmente, il selettore per impostare la sensibilità della pellicola che si sta usando. Sul frontale molto pulito, si trovano soltanto l'autoscatto e dall'altro lato del bocchettone portaottiche il pulsante di sblocco degli obiettivi, oltre a un altro pulsantino che consente di incrementare l'esposizione di circa 2EV.

Il mirino è piuttosto luminoso e la messa a fuoco risulta possibile su tutto il campo inquadrato grazie ad una lente di Fresnel molto sottile, ma è ulteriormente facilitato da un telemetro ad immagine spezzata circondato da una corona di microprismi, circondata a sua volta da una linea circolare più ampia, incisa sul vetrino e della quale non si capisce subito la funzione.
In realtà questa linea serve a delimitare grossomodo la zona di lettura dell'esposimetro che, come vedremo meglio più avanti, legge la luce preferibilmente nella zona centrale del campo inquadrato.
Le informazioni nel mirino sono ridotte all'essenziale; sulla sinistra è visibile solamente la scala dei tempi di posa, sulla quale scorre un ago che indica il tempo prescelto dal computer della fotocamera; superiormente e inferiormente la scala è delimitata da due zone rosse che indicano quando l'esposimetro si trova al di sopra o al di sotto delle sue possibilità di esposizione. Nel mirino vicino alla scala dei tempi, si trova anche un LED che risulta sempre invisibile tranne quando si sta usando uno dei lampeggiatori dedicati Nikon o di un'altra marca disponibili sul mercato, con i quali si illumina per indicare il momento in cui il flash è pronto per scattare; usando un dedicato la fotocamera imposta automaticamente il tempo di sincronizzazione, ed è possibile controllarlo nel mirino perchè l'ago indicatore si posiziona in un punto intermedio tra 1/125 e 1/160 di secondo, in corrispondenza ad una tacca di riferimento.
Oltre ai lampegiatori dedicati si possono usare anche dei flash tradizionali, purche dotati di contatto diretto: la Nikon EM è priva di presa a cui collegare il cavetto.

L'otturatore è a tendine metalliche ed è in grado di assicurare una gamma di tempi di posa che vanno da 1/1000 di secondo ad oltre un minuto in completo automatismo, che vengono impostati dal circuito elettronico della fotocamera in relazione alla luminosità della scena inquadrata e del diaframma impostato oltre che, alla sensibilità della pellicola.
L'otturatore viene infatti controllato direttamente dall'esposimetro e non è possibile alcun intervento manuale da parte del fotografo. Non si tratta però di una limitazione bensì di una scelta precisa perche le fotocamere solo automatiche, come la EM, permettono una maggior semplicità costruttiva che a sua volta consente di mantenere basso il prezzo di vendita, senza però fonire prestazioni scadenti ma anzi con tutti i vantaggi che l'esposizione automatica consente, e cioè una maggior rapidità d'intervento e una grande semplicità d'uso.

La precisione dell'esposimetro è considerevole e, la linearità dei risultati è ottima, sia nelle risposta alle alte medie basse luci, che nella risposta allla variazione di luce.
Si nota comunque una costante sottoesposizione di mezzo diaframma ma, come abiamo avuto più volte occasione di dire, non si tratta di un difetto di taratura ma bensì di una precisa scelta del costruttore, grazie alla quale è possibile ottenere delle diapositive con i colori leggermente più saturi, anche se si perdono alcuni dettagli nelle ombre, mentre i negativi in bianco e nero e a colori non risentono praticamente di una sottoesposizione del genere.
La luce viene letta da una cellula al silicio che effetua la misurazuìione quasi spot, cioè sulla zona centrale del campo inquadrato tenendo conto però, ma in maniera minore, anche delle luci che si trovano ai bordi.
Dalla prova della copertura dell'esposimetro è stato possibile riscontrare che la zona di lettura uniforme è centrale e corrisponde all'incirca al cerchio visibile nel mirino dopo la corona di microprismi; succesivamente allontanandosi dal centro, la sensibilità decresce rapidamente seguendo un andamento oblungo, fino ad arrivare alle zone estreme, dove la sensibilità risulta praticamente nulla. Questo tipo di lettura permette dei risultati eccellenti nei controluce anche senza ricorrere al correttore dell'esposizione (il pulsantino che si trova nella parte anteriore della fotocamera, sopra al pulsante di sblocco degli obiettivi) che permette un incremento di circa 2 EV, ma potrebbe facilmente portare all'errore perchè è anche troppo selettivo.

L'alimentazione viene fornita da due pile all'ossido d'argento da 1,5 volt, che provvedono ad alimentare tutto il complesso esposimetro otturatore, che è caratterizzato da un consumo non eccessivo, che dovrebbe , di conseguenza, permettere una vita abbastanza lunga alle pile. Il loro stato di carica può comunque essere controllato facilmente premendo un pulsantino vicino alla leva di carica: se si accende il led corrispondente vuol dire che vanno ancora bene, mentre quando si raggiunge un valore prossimo a 2,40 volt la luce del led si fa più debole e diminuisce sempre più fino ad un valore di 2,20 volt dopo di che si spegne. A questo punto la fotocamera è ancora in grado di funzionare correttamente (la tensione minima idispensabile è leggermente inferiore) ma è neccessario provvedere al più presto alla sostituzione delle pile. Comunque se, nonostante la discreta funzionalità del test-pile ci si dovesse dimenticare di sostituirle, la EM non si blocca completamente, ma è ancora in grado di funzionare con il tempo di circa 1/1000 di secondo su AUTO, con 1/90 di secondo su M90, oppure con la posa B. Naturalmente si vengono a perdere le indicazioni dell'esposimetro, ma è pur sempre meglio che niente.






L'innesto a baionetta Nikon AI, accetta tutti gli obiettivi e accessori Nikon

Leva di carica con corsa lunga e razionamento additivo, dalla forma insolita

Correttore del'esposizione in automatismo: premendo si sovraespone di 1,5 EV

Autoscatto meccanico con rittardo minimo di 5 sec. e massimo 10 sec.

Slitta flash predisposta per l'uso in automatismo con un lampeggiatore dedicato.

Il test batterie; senza pile la EM funziona su 1/90 di secondo e su B



Il motore dedicato MD-E che ha una cadenza di 2 fotogrammi al sec. e il flash SB-E (con numero guida 17) appositamente costruito per la EM.









Articolo tratto da rivista originale dell'epoca, le fotografie sono di proprietà dell'autore del blog, pertanto protette da diritti.