domenica 12 maggio 2019

LA MACRO FOTOGRAFIA


Il termine macrofotografia definisce l'insieme di procedimenti che consentono di ottenere immagini ingrandite di oggetti molto piccoli.
Queste tecniche, applicate nel setore naturalistico permettono di osservare e riprendere la natura nei suoi aspetti più intimi.
Per fotografare nel campo dell'ultra piccolo bisogna affrontare un gran numero di problematiche, come l'esposizione con il flash a breve distanza.
L'abilità e la disinvoltura nel compiere queste operazioni che all'inizio sembrano difficili, si sviluppa solo con la pratica e con qualche rullo sprecato; la microfotografia infatti è un settore molto uttile dal punto di vista didattico oltre che appassionante.






Alcune delle combinazioni possibili con il sistema macro Nikon



Obiettivo 20mm rovesciato e flash anulare



Con soffietto e 50mm


Con soffietto e 50mm rovesciato

Con 50mm e tubi di prolunga serie K





IL RAPPORTO DI RIPRODUZIONE (RR)

Per fare della macro di buon livello occorre un certo numero di accessori e una discreta padronanza della tecnica fotografica.
Prima di adentrarsi nella descrizione delle attrezzature bisogna definire un concetto fondamentale e cioè il raporto di riproduzione (RR).
Viene così chiamato il raporto matematico tra le dimensioni reali del soggetto e quelle della sua immagine sul piano pellicola.
Un rapporto di riproduzione di 1:1 (soggetto e immagine hanno la stessa grandezza), rappresenta già un ingrandimento considerevole.
Quando si stamperà o si proietterà l'immagine del soggetto questo sarà molto più grande che nella realtà.
Il rapporto di riproduzione dipende dalla focale dell'obiettivo e dalla distanza di messa a fuoco.
Per mettere a fuoco un soggetto vicino, come sappiamo, il gruppo ottico si deve allontanare dal piano della pellicola.
La minima distanza di messa a fuoco, è di circa 45cm dalla lente frontale.
Per ottenere ingrandimenti maggiori bisogna separare l'obiettivo dal corpo macchina utilizzando appositi accessori.


L'ANELLO DI INVERSIONE

ANELLO DI INVERSIONE NIKON BR2A

Con l'aumento dell'ingrandimento, non lo dimentichiamo, diminuisce anche la minima distanza di messa a fuoco: un grand'angolo montato su un soffietto esteso, il soggetto diventa nitido a pochi millimetri dalla lente frontale.
In queste condizioni illuminarlo bene diventa problematico ed è facile urtarlo durante l'operazione di messa a fuoco.
Per risolvere il problema, si puo ricorrere ad un anello di inversione, un accessorio semplice ma di grande utilità.
In macrofotografia è usato per risolvere alcuni problemi delle riprese fortemente ingrandite, come l'eccessiva vicinanza del soggetto alla lente frontale dell'obiettivo.
Questo accessorio serve per montare l'ottica in posizione capovolta cioè con la lente posteriore rivolta verso il soggetto; in queste condizioni, a parità di ingrandimento, aumenta la minima distanza di messa a fuoco.
L'invertitore è composto da un innesto maschio per fotocamera accoppiato ad un anello filettato.
La parte a vite si fissa sull'attacco filtri dell'obiettivo, l'altra su un tubo di prolunga o direttamente alla fotocamera.
Con l'obiettivo capovolto il problema maggiore consiste nella perdita dell'automatismo del diaframma; in questa posizione infatti viene a mancare il collegamento tra la fotocamera e la levetta che comanda l'apertura.
A questa operazione si dovrà provvedere manualmente un attimo prima dello scatto.



I TUBI DI PROLUNGA


Tubi di estensione k1-k2-k3-k4-k5

Tubo adattatore BR-3


Tubo adattatore E2

Tubo di estensione PK13


I tubi di prolunga (o anelli di estensione) sono semplici anelli metallici concepiti per essere interposti fra la fotocamera e l'obiettivo.

Servono per distanziare l'ottica dal piano pellicola, ovvero ad aumentare il tiraggio, così da ridurre la minima distanza di messa a fuoco dell'obiettivo e al tempo stesso aumentare il rapporto di riproduzione; per contro l'aumento del tiraggio rtende impossibile la messa a fuoco di un soggetto posto all'infinito.

In teoria per ottenere una foto ingrandita si potrebbe interporre tra la reflex e l'ottica un qualsiasi tubo, anche di cartone,  annerito all'interno per evitare riflessioni e conseguenti cadute di nitidezza.

In pratica, per problemi connessi alla stabilità degli innesti con il bocchettone porta ottiche della fotocamera e quello con l'obiettivo ( oltre all'impossibilità di trasmettere l'automatismo del diaframma al momento dello scatto), è preferibile orientarsi sui numerosi modelli industriali in metallo.


LE LENTI ADIZIONALI





Nikon close-up da N°0=0,7x da N°1=1,5x da N°2=3x sono indicate per obiettivi Micro di diametro filtri 52mm

La lente adizionale è semplice da usare: si avvita in un attimo davanti all'obiettivo, sulla filettatura per i filtri, e ne riduce la distanza di messa a fuoco in misura tanto maggiore quanto più è elevato il suo potere districo.
Naturalmente si viene a perdere la messa a fuoco sull'infinito.
Le più diffuse e consigliabili sono quelle con potere diotrico che va da +1 a +3.
Usando più lenti insieme, il loro potere diotrico si somma.
E allora, le lenti addizionali sono una mano santa per la macro e le riproduzioni? 
Non propriamente: per aplicazioni così specifiche, in particolare nel caso si desideri raggiungere rapporti di ingrandimento elevati, possono non portare a risultati del tutto soddisfacenti.
Le lenti close-up sono afflitte da difetti di aberrazione ( sferica e cromatica ), che si fanno via via più rilevanti con l'aumentare del potere diottrico.
Oltre a ciò, la lente costituisce pur sempre una superficie aria-vetro in più che i raggi di luce debbono attraversare.
Tutti questi fattori hanno influenza  sulle immagini, che ne risentiranno sotto forma di perdita di nitidezza, specie hai bordi del fotogramma, nonché di una generale diminuzione del contrasto.
Tali considerazioni, senza nulla togliere alla validità di questi accessori, ne rendono comunque sconsigliabile un uso esasperato, nonché l'abbinamento con ottiche zoom ( soprattutto quelli che portano da una focale grandangolare), che avendo di per sé schemi ottici abbastanza critici, soffriranno più delle focali fisse la presenza di un "vetro" aggiunto.
Nessun problema invece con l'esposizione: al contrario di quanto si verifica adoperando accessori come tubi di prolunga o soffietti, le addizionali non modificano la quantità di luce che raggiunge la pellicola.



IL SOFFIETTO





Un soffietto va considerato come un tubo di prolunga la cui misura può essere regolata in modo continuo e, intuibilmente, all'interno di un valore minimo ed uno massimo.
Il soffietto si monta direttamente sul bocchettone portaottiche della fotocamera, tramite un attacco identico a quello degli obiettivi.
Dal lato opposto dell'accessorio si trova invece l'innesto femmina, destinato ad ospitare l'obiettivo di ripresa.
La variazione dell'allungamento avviene grazie ad una slitta lungo la quale le piastre porta-innesto possono scorrere, aumentando o riducendo la distanza che separa l'ottica dal corpo macchina.
Con l'ottica montata su soffietto, la messa a fuoco dell'immagine può essere effettuata entro certi limiti agendo direttamente su l'obiettivo, o, se si fotografa con forti ingrandimenti, intervenendo sulla variazione dell'allungamento; in realtà però, in quest'ultimo caso, si varia anche il rapporto di riproduzione (RR).
Per tale ragione esistono soffietti dotati di doppia slitta: mediante la principale si regola l'allungamento, e quindi il rappoeto d'ingrandimento, sul valore desiderato; si ricorre poi alla slitta secondaria, lungo la quale si muove solidale l'intero sistema fotocamera- soffietto, per mettere a fuoco l'immagine.


Cala la luce...


Dato che la luminosità di un obiettivo dipende dal rapporto fra diametro del diaframma e distanza focale, è evidente che se aumenta il valore di tale distanza, la luminosita diminuisce.
La conseguenza è che quandosi madopera un'ottica su soffietto i valori di apertura riportati sulla ghiera dei diaframmi non fanno più fede, e di conseguenza l'esposizione va compensata.
In linea di massima si deve tener presente che quando si arriva al rapporto di riproduzione 1:1 si perdono un paio di diaframmi di luminosità.
Con il soffietto si conserva la lettura TTL dell'esposizione, e questo è un bel vantaggio.
Nella maggior parte dei casi viene conservata anche la trasmissione automatica del diaframma, e dunque la misurazione della luce a tutta apertura, tramite un rinvio del meccanismo del simulatore.
Ma anche se si perde l'automatismo del diaframma - cosa che avviene, ad esempio, se si monta l'ottica rovesciata tramite un anello di inversione, per aumentare il potere di ingrandimento - resta sempre la possibilità di operare in stop-down; sempre che l'esposimetro reagisca ai bassi livelli di illuminazione che si raggiungono con questa procedura.....
Ma proprio a causa della forte perdita di luminosità che si verifica quando si conseguono forti ingrandimenti (maggiori di 1:1), fotografando con il soffietto si adopera spessissimo il flash, per cui per il calcolo dell'esposizione ci si affida più al numero guida del flash (oppure all'automatismo TTL della fotocamera) che all'esposimetro incorporato.



Gli articoli sono tratti da riviste originali dell'epoca
Le fotografie sono di proprietà dell'autore del blog

sabato 11 maggio 2019

NIKON F-801s

NKON F-801S e NKON F801 
Quale differenza?

Le due macchine a confronto.


LETTURA SPOT

Con l'uscita della F801s cogliamo l'occasione per descrivere, in pratica, il funzionamento delle due modifiche apportate al vecchio modello F801.
Esteticamente le due macchine non presentano alcuna differenza e sono identiche anche nelle caratteristiche tecniche.
L'unica differenza è costituita da due nuove funzioni, segnalate nei due display della F801s: la possibilita della lettura SPOT del'esposimetro ed il cosiddetto Focus Tracking grazie al quale sono assicurate immagini perfettamente a fuoco anche per soggetti in rapido movimento.
Ma che cos'è in due parole questa funzione? Si dice lettura SPOT quella in cui l'esposimetro analizza la luce solo in una picolissima area centrale del campo inquadrato. Le luci presenti nelle altre zone del fotogramma non vengono considerate, poiche potrebbero falsare la misurazione.
 Lo SPOT può essere usato sia per fotografare "al volo" con il soggetto al centro del fotogramma, che componendo l'immagine in maniera diversa.
In questo caso la prima operazione consiste nell'inquadrare il soggetto al centro del mirino, bloccare poi la misurazione con il pulsante AE-LOCK, ricomporre l'immagine ed infine scattare.
Se non possedete una fotocamera dotata di SPOT comunque, niente paura.
Questa funzione oltre a non essere una novità, non è l'unico rimedio per realizzare fotografie in condizioni di liuce difficile.


FOCUS TRACKING

Questo particolare tipo di autofocus, è studiato per riprendere soggetti in rapido movimento, e si dice utile nella fotografia sportiva e d'azione.
Fotografare, ad esempio, un'automobile che si sposta velocemente nella nostra direzione, potrebbe essere un'impresa difficile anche per il più veloce degli autofocus e dopo lo sviluppo della pellicola potremo trovarci di fronte a delle immagini sfocate.
Il ritardo tra l'operazione di messa a fuoco e l'appertura dell'otturatore, potrebbe essere la causa di questo inconveniente.
Infatti se durante questo lasso di tempo in cui lo specchio si alza e l'otturatore si apre, il soggetto si è spostato avvicinandosi ulteriormente a noi, la fotografia risulterà sfocata.
Per aggirare l'ostacolo, il sistema (FT) calcola la velocità del soggetto e posiziona la messa a fuoco nel punto dove esso si troverà nell'effettivo istante dello scatto.
Questo sistema può essere utile in alcuni casi, specie nelle situazione dove il controllo del fuoco in manuale sarebbe comunque un'operazione troppo lenta.

I due corpi macchina esteticamente sono identici.

L'unica differenza esterna tra la Nikon F801 e la F801s è nel display nel quale è stato aggiunto il segnale SPOT.

























Fotografie di proprietà dell'autore, vietato l'uso e la divulgazione senza autorizzazione.
L'articolo è stato tratto da rivista di fotografia dell'epoca quando fu presentata la nuova macchina.

venerdì 6 aprile 2018

NIKON EM




La Nikon EM è una reflex dalle dimensioni molto contenute, nera, in grado di esporre automaticamente con il sistema a priorità dei diaframmi, che ha rappresentato una evoluzione in casa Nikon, pur senza essere dotata di caratteristiche speciali, questa fotocamera presentata nel 1979, costituisce un netto cambiamento con quello che è stata per tanti anni la linea di azzione della Nippon Cogaku, secondo la quale veniva privilegiata la versatilità e qualità degli apparecchi a scapito del prezzo d'acquisto piuttosto elevato. La Nikon EM è infatti una fotocamera economica, destinata più al fotoamatore che non vuole crearsi problemi con l'esposimetro, piuttosto che al professionista, per il quale l'impossibilità di poter intervenir manualmente sui tempi di posa costituisce quasi sempre una limitazione.

Anche la forma è cambiata per creare una linea diversa dalla tradizionale è stato interpellato uno stilista Italiano, Giorgetto Giuggiaro, noto soprattutto nel settore automobilistico per aver realizzato diverse automobili e ha disegnato anche la Nikon F3. La forma della EM è abbastanza arrottondata, con il pentaprisma che sporge in maniera considerevole, e con una disposizione dei comnadi tradizionale. Da un lato del pentaprisma si trova la leva di carica snodata e dalla forma insolita e, coassialmente il pulsante di scatto con il selettore per impostare le funzioni dell'aparecchio su AUTO per esporre in automatismo, M90 per impostare il tempo meccanico di 1/90 di sec. e su B, con il quale si possono fare le esposizioni con tempi di posa molto lunghi; ai lati di questo gruppo si trovano il contafotogrammi e il pulsante con relativo LED per il controllo dello stato di carica delle pile.
Dall'altro lato del pentaprisma vi sono invece il manettino per il riavvolgimento della pellicola, e coassialmente, il selettore per impostare la sensibilità della pellicola che si sta usando. Sul frontale molto pulito, si trovano soltanto l'autoscatto e dall'altro lato del bocchettone portaottiche il pulsante di sblocco degli obiettivi, oltre a un altro pulsantino che consente di incrementare l'esposizione di circa 2EV.

Il mirino è piuttosto luminoso e la messa a fuoco risulta possibile su tutto il campo inquadrato grazie ad una lente di Fresnel molto sottile, ma è ulteriormente facilitato da un telemetro ad immagine spezzata circondato da una corona di microprismi, circondata a sua volta da una linea circolare più ampia, incisa sul vetrino e della quale non si capisce subito la funzione.
In realtà questa linea serve a delimitare grossomodo la zona di lettura dell'esposimetro che, come vedremo meglio più avanti, legge la luce preferibilmente nella zona centrale del campo inquadrato.
Le informazioni nel mirino sono ridotte all'essenziale; sulla sinistra è visibile solamente la scala dei tempi di posa, sulla quale scorre un ago che indica il tempo prescelto dal computer della fotocamera; superiormente e inferiormente la scala è delimitata da due zone rosse che indicano quando l'esposimetro si trova al di sopra o al di sotto delle sue possibilità di esposizione. Nel mirino vicino alla scala dei tempi, si trova anche un LED che risulta sempre invisibile tranne quando si sta usando uno dei lampeggiatori dedicati Nikon o di un'altra marca disponibili sul mercato, con i quali si illumina per indicare il momento in cui il flash è pronto per scattare; usando un dedicato la fotocamera imposta automaticamente il tempo di sincronizzazione, ed è possibile controllarlo nel mirino perchè l'ago indicatore si posiziona in un punto intermedio tra 1/125 e 1/160 di secondo, in corrispondenza ad una tacca di riferimento.
Oltre ai lampegiatori dedicati si possono usare anche dei flash tradizionali, purche dotati di contatto diretto: la Nikon EM è priva di presa a cui collegare il cavetto.

L'otturatore è a tendine metalliche ed è in grado di assicurare una gamma di tempi di posa che vanno da 1/1000 di secondo ad oltre un minuto in completo automatismo, che vengono impostati dal circuito elettronico della fotocamera in relazione alla luminosità della scena inquadrata e del diaframma impostato oltre che, alla sensibilità della pellicola.
L'otturatore viene infatti controllato direttamente dall'esposimetro e non è possibile alcun intervento manuale da parte del fotografo. Non si tratta però di una limitazione bensì di una scelta precisa perche le fotocamere solo automatiche, come la EM, permettono una maggior semplicità costruttiva che a sua volta consente di mantenere basso il prezzo di vendita, senza però fonire prestazioni scadenti ma anzi con tutti i vantaggi che l'esposizione automatica consente, e cioè una maggior rapidità d'intervento e una grande semplicità d'uso.

La precisione dell'esposimetro è considerevole e, la linearità dei risultati è ottima, sia nelle risposta alle alte medie basse luci, che nella risposta allla variazione di luce.
Si nota comunque una costante sottoesposizione di mezzo diaframma ma, come abiamo avuto più volte occasione di dire, non si tratta di un difetto di taratura ma bensì di una precisa scelta del costruttore, grazie alla quale è possibile ottenere delle diapositive con i colori leggermente più saturi, anche se si perdono alcuni dettagli nelle ombre, mentre i negativi in bianco e nero e a colori non risentono praticamente di una sottoesposizione del genere.
La luce viene letta da una cellula al silicio che effetua la misurazuìione quasi spot, cioè sulla zona centrale del campo inquadrato tenendo conto però, ma in maniera minore, anche delle luci che si trovano ai bordi.
Dalla prova della copertura dell'esposimetro è stato possibile riscontrare che la zona di lettura uniforme è centrale e corrisponde all'incirca al cerchio visibile nel mirino dopo la corona di microprismi; succesivamente allontanandosi dal centro, la sensibilità decresce rapidamente seguendo un andamento oblungo, fino ad arrivare alle zone estreme, dove la sensibilità risulta praticamente nulla. Questo tipo di lettura permette dei risultati eccellenti nei controluce anche senza ricorrere al correttore dell'esposizione (il pulsantino che si trova nella parte anteriore della fotocamera, sopra al pulsante di sblocco degli obiettivi) che permette un incremento di circa 2 EV, ma potrebbe facilmente portare all'errore perchè è anche troppo selettivo.

L'alimentazione viene fornita da due pile all'ossido d'argento da 1,5 volt, che provvedono ad alimentare tutto il complesso esposimetro otturatore, che è caratterizzato da un consumo non eccessivo, che dovrebbe , di conseguenza, permettere una vita abbastanza lunga alle pile. Il loro stato di carica può comunque essere controllato facilmente premendo un pulsantino vicino alla leva di carica: se si accende il led corrispondente vuol dire che vanno ancora bene, mentre quando si raggiunge un valore prossimo a 2,40 volt la luce del led si fa più debole e diminuisce sempre più fino ad un valore di 2,20 volt dopo di che si spegne. A questo punto la fotocamera è ancora in grado di funzionare correttamente (la tensione minima idispensabile è leggermente inferiore) ma è neccessario provvedere al più presto alla sostituzione delle pile. Comunque se, nonostante la discreta funzionalità del test-pile ci si dovesse dimenticare di sostituirle, la EM non si blocca completamente, ma è ancora in grado di funzionare con il tempo di circa 1/1000 di secondo su AUTO, con 1/90 di secondo su M90, oppure con la posa B. Naturalmente si vengono a perdere le indicazioni dell'esposimetro, ma è pur sempre meglio che niente.






L'innesto a baionetta Nikon AI, accetta tutti gli obiettivi e accessori Nikon

Leva di carica con corsa lunga e razionamento additivo, dalla forma insolita

Correttore del'esposizione in automatismo: premendo si sovraespone di 1,5 EV

Autoscatto meccanico con rittardo minimo di 5 sec. e massimo 10 sec.

Slitta flash predisposta per l'uso in automatismo con un lampeggiatore dedicato.

Il test batterie; senza pile la EM funziona su 1/90 di secondo e su B



Il motore dedicato MD-E che ha una cadenza di 2 fotogrammi al sec. e il flash SB-E (con numero guida 17) appositamente costruito per la EM.









Articolo tratto da rivista originale dell'epoca, le fotografie sono di proprietà dell'autore del blog, pertanto protette da diritti.


domenica 26 novembre 2017

LA SORELLA DELLA NIKON F



TEST DELLA NIKKORMAT FTn
Articolo uscito nel Dicembre 1969



Venuta dopo la Nikkormat FT, che si differenzia dall'atuale per il sistema dell'esposimetro, la FTn è un apparecchio che si impone sul mercato mondiale grazie alle sue caratteristiche che ne fanno un apparecchio di classe pur avendo qualcosa in meno della classica Nikon F.
Tre i punti in comune: l'ottica, l'esposimetro e la qualità.
Rispetto alla Nikon, la FTn non permette il cambio del pentaprisma, dello schermo di messa a fuoco e del dorso motore: pertanto per chi non ha alcuna necessità di effettuare riprese motorizzate e cambiare mirini o lenti di messa a fuoco, la Nikormat FTn è l'aparecchio che sostituisce degnamente la Nikon F che resta, comunque, un aparecchio totalmente differente.
Vediamola dunque più da vicino.
Iniziamo, come al solito, dalla parte superiore della fotocamera:


Troviamo dunque il grosso bottone di riavvolgimento munito di una comoda manovella estraibile.
Subito dopo una finestrella attraverso la quale è possibile effetuare la regolazione dell'esposizione senza la necessità di traguardare attraverso il mirino.
Troviamo poi la cassa del pentaprisma, il pulsante per il controllo visivo della profondità di campo, il contafotogrammi ad azzeramento automatico, il pulsante di scatto provvisto di un bordo rilevato che impedisce gli scatti accidentali e la leva di carica che serve anche quale interruttore per l'esposimetro.


Il frontale, molto semplice, raggruppa la leva dell'autoscatto, il selettore dei tempi, il perno per l'accoppiamento dell'esposimetro all'obiettivo, il pulsante di blocco dello specchio e quello per il disinnnesto degli obiettivi.





Sul fondo della fotocamera, il pulsante per lo sblocco del rocchetto di trascinamento, la filettatura per il treppiede ed il vano porta batteria.



Sul lato sinistro, infine, la doppia presa per la sincronizzazione con il lampo.

L'OTTURATORE


L'otturatore della Nikkormat FTn è un Copal Square S, prodotto in grande serie anche per conto della Nippon Kogaku.
La sua caratteristica principale è quella di possedere 6 lamelle (contro le 4 del modello precedente) a scorrimento verticale. Il rumore prodotto dallo scatto non è paragonabile a quello della Nikon F, notevolmente più silenziosa, ma è comunque alquanto contenuto.
I vantaggi dell'otturatore Copal Square S sono ormai conosciutissimi: è infatti l'unico otturatore (a tendina) a consentire la sincronizzazione del lampo elettronico con tutti i tempi da 1" a 1/125° di secondo. (compreso).
Per le lampade M e FP si possono usare tutti i tempi a disposizione.
In altre parole, con il Copal Square S, ci si sta avvicinando alle possibilità offerte dall'otturatore centrale, alle quali vanno aggiunte quelle proprie di questo tipo di otturatore.
La variazione dei tempi, nella Nikkormat FTn, si esegue con lo spostamento dell'apposita leva collegata ad un grosso anello coassiale con l'innesto delle ottiche.


Questa disposizione, dettata dalle caratteristiche dell'otturatore stesso, può essere a prima vista un pò scomoda ma ben presto ci si fa l'abitudine:anche guardando attraverso il mi rino si ha la possibilità di cambiare il tempo dal momento che questo appare nel mirino stesso tra quello superiore e quello inferiore.
L'unico inconveniente è che nelle posizioni di 1/8 e di 1/15 di sec., la levetta per lo spostamento dell'anello va a coprire, anche se in modo parziale, il pulsante per il cambio delle ottiche: basta comunque passare su un altro tempo ed efettuare con assoluta tranquillità questa operazione.
Tabella comparativa dei tempi di otturazione:


Come avete visto da questi indici, anche questa volta ci siamo trovati di fronte ad un aparecchio perfetto dal punto di vista dell'otturatore.
La lettura dei tempi effettivi è stata effettuata dopo 7500 scatti circa.Un'altra, quando l'aparecchio aveva 4000 scatti, ha dato risultati pressoché identici salvo qualche lievissima differenza riscontrabile anchwe facendo scattare l'otturatore per due volte allo stesso tempo.

L'ESPOSIMETRO

L'innovazione più importante, rispetto al primo modello della Nikkormat, è costituita dal diverso sistema di orientamento delle cellule che si trovano all'interno del mirino: esse sono rivolte verso il pentaprisma e danno una lettura dell'esposizione, SEMI-SPOT. In altre parole le due cellule sono maggiormente influenzate (per il 60%) dalla parte centrale dell'inquadratura che solitamente "racchiude" il soggetto principale.
Comunemente basta effettuare la lettura inquadrando nel cerchio che circonda la zona micriprismatica il soggetto e poi, eventualmente, variare l'angolazione dell'aparecchio onde raggiungere il migiore risultato "compositivo".
Il sistema funziona ancora bene in casi di leggero controluce; in casi estremi, i responsi dell'esposimetro vanno integrati con un pò di logica, semmai avvicinandosi al soggetto principale per effettuare una lettura più precisa. Per la lettura dell'esposizione le operazioni da compiere dopo aver impostato la sensibilità della pellicola sono le seguenti: portare la leva di carica in posizione di lavoro sino a scoprire il punto rosso, inquadrare nel cerchio (diametro 12 mm) il soggetto principale, e variare il tempo di esposizione o/e il diaframma fino a che la lancetta non si arresti tra le due << C >> visibili all'interno del mirino.Il riferimento superiore è marcato, nella zona alta, dal segno meno (-) mentre quello inferiore dal segno più (+): ciò avverte l'operatore di un eventuale sotto o sovra esposizione.
Nella parte bassa dell'inquadratura, nella zona oscura, può esser letto anche il tempo d'esposizione impostato: questo è segnato in bianco mentre quello precedente e quello posteriore sono in giallo. Nel caso d'impostazione del 1000° di sec. appare sulla destra (in giallo) il 500° mentre alla sinistra un piccolo rombo di uguale colore. Lo stesso è per la B: alla sua sinistra il tempo 1" ed alla destra un altro rombo, entrambi gialli.
L'ago ha un movimento preciso e veloce, senza incertezze. Grazie al sistema di misurazione a tutta appertura esso rimane sempre visibile anche in casi di scarsa illuminazione.
Qualora non si volesse usare, per una qualunque ragione, il mirino per la detterminazione dell'esposizione, si può ricorrere all'ago supplementare posto di fianco alla manovella di riavvolgimento. Basta far coincidere l'ago con il centro del cerchietto che vi è segnato per essere sicuri di una perfetta regolazione.
La cosa che ci ha più colpito è stata l'ottima << schermatura >> contro le luci parassite provenienti dall'oculare del mirino: anche effetuando la lettura con una sorgente di illuminazione rivolta verso l'oculare, non si riscontrano forti variazioni dell'esposizione.
E' bene, comunque, in casi critici, coprire anche con la mano l'oculare in modo da essere più che sicuri dell'esattezza della lettura.




L'ACCOPPIAMENTO DEGLI OBIETTIVI ALL'ESPOSIMETRO


Con la Nikkormat FTn non è più necessario riportare sull'aposita scala la luminosità massima dell'obiettivo montato. Quest'operazione avvine ora semiautomaticamente: prima di ogni cosa il perno d'accoppiamento montato sulla fotocamera dev'essere spostato (tenendo l'aparecchio << di faccia >>) tutto sulla destra. Una volta regolato il diaframma 5.6, l'obiettivo può essere montato sull'apparecchio. Con una breve rotazione l'ottica è fissata alla fotocamera mentre l'esposimetro non è stato ancora predisposto: per fare ciò occorre ruotare la ghiera dei diaframmi fino alla minima appertura e poi nuovamente fino alla massima. Con questa operazione semplicissima si può dare inizio alla misurazione; in ogni caso è bene controllare che sulla scala degli accoppiamenti (sul bocchettone d'innesto dell'ottica) l'indice sia portato in corrispondenza della luminosità massima dell'obiettivo usato.
Senza queste semplici operazioni l'esposimetro darebbe dei responsi errati con logiche conseguenze negative per il risultato finale.



IL MIRINO

Ottimo il mirino di questa fotocamera: il prisma non intercambiabile è una delle caratteristiche che distinguono la Nikkormat FTn dalla Nikon F notoriamente componibile. Al pentaprisma fisso è comunque possibile adattare il mirino angolare e l'oculare ingranditore per la messa a fuoco critica. Lo schermo di messa a fuoco è notevolmente luminoso ed è coperto da una serie di anelli (fresnel) ravvicinati tanto da essere praticamente invisibili con l'obiettivo alla massima appertura; essi risultano appena percettibili premendo il pulsante per il controllo della profondità di campo.
Al centro c'è una piccola area microprismatica, veramente molto efficiente, circondata da un anello del diametro di 12mm corrispndenti all'area semi-spot nella quale è preferibile far entrare  il soggetto principale durante la misurazione della luce. Oltre a ciò sono visibili i riferimenti per la detterminazione dell'esposizione ed i tempi d'otturazione dei quali abbiamo già parlato.



GLI OBIETTIVI


Gli obiettivi Nikkor, e lo saprete già tutti, sono atualmente considerati tra i migliori presenti sul mercato mondiale. 
Anche in una grande famiglia come quella dei Nikkor c'è qualche pecora grigia: non nera in quanto anche gli opbiettivi meno interessanti denotano una buona qualità. In ogni caso ben presto vedremo quali sono gli obiettivi ottimi e quelli buoni. Atualmente l'intero corredo Nikkor comprende ben 34 obiettivi con lunghezze focali dal 6,2 mm (fish eye da 220°) al 2000mm che attualmente si trova in fase di ridisegnazione. Di questi 34 obiettivi 20 sono dotati, oltre che del diaframma automatico, presente anche su altri obiettivi, della forcellina per l'accoppiamento con il simulatore dell'esposimetro.
Molto interessante poi la possibilità, per 16 dei 34 obiettivi, di usare dei filtri o comunque degli accessori ottici dello stesso diametro (52mm). Praticamente questo diametro è adottato da tutte le ottiche dal 24mm al 200mm.
Ed ora due piccoli problemi di diaframma: con la Nikkormat FTn non è possibile usare il diaframma 32 (per gli obiettivi che ne sono provvisti) in accoppiamento con il simulatore del diaframma: è bene pertanto disinserire l'automatismo per la misurazione a tutta appertura e procedere con la misurazione stop-down in tuti quei casi si renda necessario l'uso di questa piccola appertura.
Ugual problema sorge con il Micro-Nikkor 55mm: quest'obiettivo, alle brevi distanze, autoregola il suo diaframma in base alla messa a fuoco; ciò non può essere saputo dall'esposimetro per cui, anche in questo caso è preferibile la lettura dell'esposizione con il diaframma chiuso sul valore reale.



LE ALTRE CARATTERISTICHE


La leva di carica, ben dimensionata, avanza un fotogramma, carica l'otturatore ed il contafotogrammi in un'unica rotazione di 155°: non è possibile il caricamento additivo.
Il pulsante per il blocco dello specchio può essere azionato indifferentemente ad otturatore carico o scarico ed, a differenza della Nikon F, esso scatta subito verso l'alto appena spinto il pulsante verso il basso.
Il controllo visivo della profondità di campo si effetua premendo l'apposito pulsante disposto sul lato destro del pentaprisma: L'operazione è molto semplice ed avviene in modo naturale senza distogliersi delle altre operazioni; basta spostare il dito indice dal pulsante di scatto a quello sulla sua sinistra.



GLI ACCESSORI

Pressoché tutti gli accessori della Nikon F possono essere usati sulla Nikkormat FTn: fanno eccezione i mirini, gli schermi di messa a fuoco, i dorsi-motore con i relativi accessori e qualche particolare pezzo espressamente studiato per l'impiego con la Nikon F che ha oramai superato il decimo anno di vita.
Malgrado ciò la Nikkormat FTn ha a sua disposizione un corredo di accessori veramente invidiabile.





















mercoledì 19 luglio 2017

LA NUOVA NIKON F2 PHOTOMIC




Dopo dodici anni arriva la nuova Nikon.
Nuova all'interno, e incredibilmente simile alla precedente nella linea esterna e nelle basilari soluzioni tecniche.

                             






La prima grande scelta adottata dai tecnici della Nikon, è stata quella di mantenere invariato l'innesto degli obiettivi ed il relativo accoppiamento esterno con l'esposimetro Photomic. I motivi di una scelta così importante che da sola condiziona tutto il resto dell'aparecchio sono facilmente intuibili. E' chiaro infatti che i dirigenti hanno avuto presente, nel momento di prendere la decisione, tutti quei fotografi che già possiedono un corredo di obiettivi Nikkor e non se la sono sentiti di buttarli a mare con tutti i soldi che avevano speso. Si può ben immaginare quale sarebbe stata la reazione dei fedeli clienti che per anni avevano seguito la stabile linea della casa Giapponese. Quindi, anche se dettata da puri fini commerciali, la decisione di continuare con gli stessi obiettivi va a tutto vantaggio dei fotografi e soprattutto di coloro che già possiedono attrezzatura Nikon. Questo atto di amore verso i vecchi clienti a richiesto non pochi sacrifici, e primo fra tutti, quello di dover mantenere un sistema di lettura della luce attraverso l'obiettivo strettamente legato all'intramontabile Photomic, che come molti sanno, è un pentaprisma intercambiabile all'interno del quale è sistemato l'esposimetro che legge la luce proveniente dall'obiettivo. In sostanza la Nikon sembra aver ormai definitivamente adottato quella che per anni è stata da molti considerata una soluzione provvisoria rinunziando a produrre un corpo macchina all'interno del quale fosse alloggiato l'esposimetro TTL. Lo svantaggio di questa soluzione consiste soprattutto nell'ingombro del Photomic che, a dispetto delle 5 edizioni fin qui sviluppate, rimane sempre notevole. Nell'ultima soluzione adottata pe la Nikon F2 il Photomic (che in questo caso si chiama DP-1) è di dimensioni ancora più ridotte poichè le batterie sono state spostate all'interno del corpo macchina, ma infondo il suo peso è di soli 50g inferiore al precedente Photomic FTn e le dimensioni esterne non sono mutate di gran che essendo stato solo smussato l'angolo che si opponeva alla leva di riavvolgimento della pellicola ed eliminato il vano in cui erano alloggiate le batterie. Queste d'altra parte occupano il loro spazio all'interno del corpo macchina per cui l'intero complesso corpoPotomic pesa 30g in più della Nikon F. Tutto questo per dire che l'apparente alleggerimento dell'aparecchio è dovuto ad un accurato design che ha saputo intelligentemente smussare gli angoli e rendere il tutto più slanciato. Visto che ci siamo trovati a parlare del nuovo Photomic vediamo di descriverlo più particolareggiatamente. Come abbiamo detto la linea è più slanciata e l'ingombro ridotto. La massima appertura dell'obiettivo in uso si imposta facilmente con un solo movimento della ghiera dei diaframmi. E' importante notare come sia finalmente sparito quel fastidioso blocco che portava la ghiera dei diaframmi ad irrigidire notevolmente la sua corsa in corrispondenza dei valori centrali. Una finestrella posta sul frontale indica chiaramente la massima appertura registrata dall'asposimetro e quindi rende molto agevole il controllo. L'interno del Photomic DP-1 è praticamente identico da un punto di vista ottico e l'unica differenza sostanziale è rappresentata da una notevole estensione del campo d'azione verso la zona dei tempi lunghi. Approposito delle pile è interessante notare come siano state adottate delle nuove batterie all'argento che, a detta degli esperti, sono destinate a sostituire in breve tempo quelle al mercurio le quali sono molto più sicure e soprattutto resistenti alle basse temperature. Per ora queste batterie sono acquistate dalla Nikon presso la fabbrica Giapponese Yuasa e verranno distribuite in Italia e negli altri paesi dai rispettivi agenti Nikon. Si conta comunque che nel giro di poco tempo tutte le grandi case fabbricanti di batterie avranno nella loro produzione questo nuovo modello.
Nel mirino del Photomic DP-1 si leggono, in basso a destra il tempo di scatto e il diaframma impostato sull'apparecchio, disposti ai lati della finestrella nella quale si centra l'ago dell'esposimetro. Queste indicazioni hanno la fastidiosa tendenza a sparire dal quadro non appena l'occhio del fotografo si sposta dall'asse centrale del fotogramma. Questo inconveniente si nota soprattutto quando si impugna l'apparecchio in senso verticale. Basta comunque un po di pratica per porvi rimedio.
Nuovo è anche il sistema di aggancio del Photomic DP-1. La evidentissima e lunga levetta posta latteralmente è stata infatti sostituita con un'altra molto corta che si aziona spingendo dall'alto verso il basso. Anche se asteticamente più piacevole questa soluzione è meno comoda e pratica perche una volta sganciato il Photomic questo non resta saldamente trattenuto in mano come accadeva con l'ultimo modello.
Ultima raffinatezza è rappresentata dal collegamento con il lampeggiatore Nikon che, quando è carico, fa acendere una lampadina spia all'interno del Photomic. Un accorgimento utile anche se forse saranno in pochi a sfruttarlo visto che il lampeggiatore Nikon costa uno sproposito. Questo stesso collegamento è comunque realizzato anche nel normale pentaprisma. A conclusione di questo esame del nuovo Photomic va detto che si tratta dell'unico sistema di visione non intercambiabile con quelli della Nikon F.
Il Photomic DP-1 ha un fratello maggiore destinato ad essere usato in collegamento ad uno speciale servomotore che, nelle intenzioni dei fabbricanti, dovrebbe trasformare la Nikon F2 in un apparecchi con esposizione automatica EE.
L'idea è questa: photomic speciale misura la luce che giunge dall'obiettivo e, per mezzo di impulsi elettrici avvia un servo motore che è collegato, tramite un anello adattatore, alla ghiera dei diaframmi. Il servo motore fa variare l'apertura del diaframma agendo direttamente sulla ghiera. Questa regolazione è abbastanza veloce visto che l'aparecchio è in grado di spostare il diaframma dalla minima alla massima apertura in circa un secondo. E' bene però non farsi illusioni; questa specie di sistema EE è realizzato con un marchingegno di enormi dimensioni che complessivamente viene a pesare la bellezza di 550g. Si tratta quindi di un sistema che potrà essere usato per scopi prettamente scientifici e non potrà certo essere di alcun aiuto alla normale fotografia anche perché ogni obiettivo a bisogno del suo particolare anello di raccordo. In ultima anlisi si tratta di una soluzione un pò machiavellica, in parte resa necessaria dall'attuale struttura del sistema Nikon ed in parte resa più macchinosa dalla insana fantasia di qualche progettista.


Le novità sono dentro


Le vere, anche se poco appariscenti, innovazioni sono contenute nel corpo dell'apparecchio. Iniziamo dal cambiamento più sostanziale che riguarda l'otturatore. Questo, pur adottando le tradizionali tendine al Titanio, è stato complettamente ridisegnato e presenta caratteristiche molto interessanti. La prima cosa che colpisce è l'estensione dei tempi di posa. Si va da 1/2000 di sec. a 1 secondo più la posa B azionando la ghiera dei tempi posta sulla parte alta. Si possono avere, impostando la posa T ed agendo sulla leva dell'autoscatto anche pose di 2, 4, 6, 8, 10 secondi. Un particolare interessante è costituito dal fatto che a partire dal tempo di 1/80 a 1/2000 è possibile impostare con continuità qualsiasi tempo intermedio. Questo particolare è importante sopratutto perchè sta ad indicare un elevatissimo grado di precisione costruttiva senza il quale non sarebbe possibile l'attendibilità dei tempi intermedi. Il tempo di scatto di 1/2000 è stato ottenuto da una parte accelerando il movimento delle tendine di circa il 30% (lo testimonia il fato che il tempo di sincronizzazione con il lampo elettronico è stato portato ad 1/80 di secondo), e dall'altra riducendo ulterirmente la fessura lasciata libera fra la prima e la seconda tendina. Durante le nostre prove il tempo di 1/2000 ha dimostrato di funzionare con ottima regolarità. Oltre a questa modifica di carattere veramente sostanziale il corpo della Nikon F2 presenta una serie di innovazioni che, prese una per una possono sembrare non fondamentali, ma che alla fine contribuiscono a dare una sensazione di grande maneggevolezza. Vediamo di scoprirle una per una. La più importante senza dubbio rappresentata dalla leva di avanzamento della pellicola che ha una forma nuova più anatomica e la cui corsa è stata ridotta a soli 120°. La leva risulta più comoda anche perché il bottone di scatto è stato spostato in avanti capitando così in una posizione più naturale. Un particolare interessante è costituito dal fatto che è possibile premere il botone di scatto non appena la leva di carica a raggiunto la fine corsa, prima cioè che ritorni nella posizione di riposo. Una novità che sarà accolta da molti con sincera soddisfazione è costituita dal fatto che finalmente il dorso dell'aparecchio non deve essere staccato completamente dal corpo per caricare la pellicola. Per 12 anni i tecnici della Nikon avevano difeso a spada tratta la soluzione del dorso complettamente asportabile sostenendo che solo in questo modo si poteva garantire una perfetta planeità della pellicola. Si vede che finalmente anche loro si sono convinti che in fondo basta trovare le giuste soluzioni tecniche ed anche il dorso incernierato va benissimo. In questo caso il pressore della pellicola viene aiutato nel suo compito da un rullo che tiene la pellicola in tensione subito prima che la stessa arrivi al rocchetto ricevente. Indubiamente questo nuovo dorso rende tutte le operazioni molto più agevoli e fa guadagnare alla macchina molti punti in praticità.Evidentemente i tecnici della Nikon prima di disegnare questo nuovo modello devono aver sentito l'opiniome di qualche vero fotografo perché nel corpo macchina si possono riconoscere delle modifiche che vanno a migliorare proprio quei comandi che durante l'uso continuato spesso portavano il fotografo a pronunziare qualche improperio. E' il caso della manopola di riavvolgimento che finalmente è possibile sollevare così da non andare a sbattere con le dita contro il Photomic. Anche il sollevamento dello specchio è stato reso più razionale per le riprese con i lunghi obiettivi. Nella Nikon infatti è necessario armare la leva, e scattare un fotogramma a vuoto per avere lo specchio sollevato. Nel nuovo modello invece è stato modificato il meccanismo di sollevamento e di sospensione dello specchio per cui è possibile sollevarlo  ed abassarlo in qualsiasi momento senza perdere il fotogramma. A proposito dello specchio è interessante notare come sia stato allungato di due millimetri; in questo modo si è evitato quell'oscuramento della parte superiore dell'immagine che si verificava con gli obiettivi di lunghissima focale oppure quando si montavano prolunghe per la microfotografia. l'aumento delle dimensioni dello specchio è stato reso possibile grazie ad uno spostamento dell'asse di rotazione.
Infine il corpo macchina presenta altre due piccole innovazioni che saranno certo molto apprezzate da chi usa veramente la macchina fotografica. La prima è rappresentata dallo spostamento in avanti degli anelli ai quali va attaccata la cinghia di tracolla. Potrà sembrare assurdo parlare di un particolare del genere ma chi possiede una Nikon F sa benissimo quanto la attuale posizione di questi anelli sia scomoda e d'impiccio. La seconda inteligentissima novità è costituita da un blocco a vite per l'innesto del cavo sincro del flash. Anche questo è un piccolo particolare che indica quanto i tecnici siano stati guidati da criteri puramente pratici nella progettazione della Nikon F2.




La leva di carica rapida con i sui soli 120° di movimento è la più veloce esistente. per rendere ancora più rapide le sequenze di scatto è possibile premere il pulsante quando la leva è a fine corsa ed non è ancora tornata nella posizione di riposo.

Lo specchio della Nikon F2 può essere sollevato in qualsiasi momento senza dover perdere un fotogramma come avveniva nel precedente modello.

L'otturatore della Nikon F2 ha tempi di scatto fino a 1/2000 di secondo e la regolazione dei tempi può essere continua a partire da 1/80 di secondo fino ai tempi piu veloci.

Il blocco del Photomic è ora realizzato con questa piccola levetta posta in alto nella parte che prima era occupata dalle batterie.

La finestrella posta sul dorso dovrebbe essere usata per infilarvi un coperchietto della scatola di cartone della pellicola usata. Si tratta di un accorgimento che potrà essere utile a coloro che iniziano il rullino da 36 pose in estate e lo finiscono in occasione delle ferie dell'anno successivo. Scherzi a parte questo accessorio ci sembra abbastanza superfluo.

Il dorso della Nikon F2 si apre girando la chiavetta posta sulla parte sinistra del fondo. Finalmente i tecnici si sono decisi ad abbandonare la scomoda soluzione del dorso complettamente asportabile.

Il dorso della Nikon F2 si rimuove con facilità egendo su di una molla della cerniera. Questo sistema è identico a quello realizzato nella Topcom RE super.

Il riavvolgimento della pellicola avviene in modo agevole perche finalmente la manopola per il riavvolgimento può essere sollevata e quindi non va a sbattere sul Photomic. Per riavvolgere la pellicola è necessario premere il bottone posto sul fondo dell'apparecchio. 





L'attacco per la connessione del flash Nikon con il quale si inserisce la luce che si accende all'interno del Photomic o del pentaprisma quando il flash è carico.








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